|
ENYA -
Articoli - Siti web
|
Pagina 1 - Pagina
2
'Amarantine':
'La mia musica? Come un fiore che non appassisce'
Rockol 29/10/2005
Riecco
Enya, l'onda anomala del pop
Rockol 29/10/2005
Enya presenta
'Amarantine': 'La mia musica? Come un fiore che non
appassisce'
È stato
presentato ieri a Parigi, dopo un fastoso party al
castello secentesco di Vaux Le Viconte, "Amarantine",
ritorno sulle scene di Enya a 5 anni dalla
pubblicazione del predecessore "A day without rain":
accompagnata dai suoi fidi collaboratori Roma e Nick
Ryan (rispettivamente paroliere e produttore -
arrangiatore) la cantante ha introdotto la stampa
mondiale alla sua ultima fatica. "Non è un caso che
il mio nuovo disco si intitoli 'Amarantine', tipo di
fiore che non appassisce: ci piaceva l'immagine di
un sentimento duraturo nel tempo, non effimero". Per
l'occasione, la cantante ha rinunciato al galeico
per lasciare spazio ad uno strumentale - "Drifting"
- un brano cantato in giapponese ("Wild violet", le
cui liriche sono state ispirate a Roma Ryan da un
haiku del maestro Basho) e tre episodi cantati in
una lingua immaginaria chiamata Loxian concepita
dalla stessa Roma basandosi su vecchie leggende
riguardanti gli abitanti dello spazio. "La nostra
scrittura nasce dalla melodia: è normale, quindi,
che le liriche debbano essere asservite alla
musicalità del brano", concordano i tre: "Il galeico
è stato escluso proprio perché le canzoni
selezionate per il Cd non avevano caratteristiche
adatte ad ospitarne la fonetica, mentre 'Drifting' è
rimasta senza cantato proprio perché non abbiamo
trovato una lingua adatta a lei". Attenzione, però,
a non considerare Enya un'artista "new age": "La mia
musica non è catalogabile in nessun modo: basta
andare in un qualsiasi negozio di dischi per trovare
i miei album sia nella sezione 'pop' che in quella 'world',
senza dimenticare 'irish' e 'new age'. Anche se
faccio un po' fatica a considerarmi parte del
panorama 'new age', visto che nessun artista del
genere ha mai venduto quanto me" (per la cronaca, 13
milioni di copie vendute nel mondo dell'ultimo "A
day without rain", delle quali 250.000 smerciate
solo in Italia).
Anche "Amarantine" non verrà proposto dal vivo come
gli altri album? "La scelta di non intraprendere
tour non è mai dipesa esclusivamente da noi",
ammettono i tre: "'Watermark', nell'88, ebbe un
successo tale che cui costrinse a tornare
immediatamente in studio per dare un seguito
all'album, mentre dopo 'A day without rain' fummo
impegnati nella stesura e registrazione della
colonna sonora del 'Signore degli anelli'. Se
dovessimo fare un tour, però", specifica Nick Ryan,
"ci piacerebbe mettere in scena uno spettacolo à la
Berlioz, col coro e l'orchestra che accompagnino e
avvolgano la voce principale".
Nelle prossime ore su Rockol verrà pubblicato il
resoconto integrale della confernza stampa tenuta da
Enya nella capitale francese.
Torna all'inizio
Riecco
Enya, l'onda anomala del pop
Spettacolari fuochi d’artificio nei giardini del
Castello di Vaux-le-Vicomte – una tradizione
pluricentenaria dello splendido palazzo secentesco
situato nei dintorni di Parigi, dai tempi in cui
l’allora ministro delle Finanze Nicolas Fouquet vi
organizzò una sontuosa festa in onore del sovrano
Luigi XIV - hanno salutato come si conviene, giovedì
sera (27 ottobre), il lancio mondiale del nuovo
album di Enya “Amarantine” (vedi News), presente
l’intero stato maggiore della Warner International,
Paul-René Albertini e l’italiano Gerolamo Caccia
Dominioni in testa. Grandeur d'altri tempi,
ingiustificata in epoca di cinghie tirate e di crisi
nera del mercato? Dipende dalle aspettative e dalle
analisi costi/benefici, e se il disco nuovo manterrà
la velocità di crociera dei precedenti (13 milioni
di copie per “A day without rain” del 2000: che ha
venduto bene anche in Italia, 250 mila copie) anche
questa presentazione in pompa magna avrà avuto la
sua ragion d’essere. Anche perché per la Warner,
questo è chiaro, Enya rappresenta un titolo sicuro
in portafoglio, forse più di Madonna e dei Green
Day.
La cantante irlandese, minuta e gentile, e i suoi
fedelissimi, l’autrice di testi Roma Ryan e il di
lei marito Nicky (“mago dei suoni” a cui si deve
molto del successo dei suoi dischi), vivono a
distanze siderali dal resto del music business, e
forse proprio in questo risiede il segreto del loro
immarcescibile successo. Se ne stanno reclusi per
anni interi (due, stavolta) nel loro maniero
irlandese con studio di registrazione digitale
annesso a crear dischi destinati, loro sì, a fare il
giro del mondo. Hanno reciso da tempo i legami con
la musica tradizionale della loro terra (l’antica
esperienza con i Clannad è come cancellata dalla
memoria) e tanto meno si riconoscono nella new age
contemporanea a cui vengono spesso accostati
(“Vendiamo molto di più”, fanno notare con malcelato
orgoglio). Non manifestano la minima tentazione di
fuga da un sodalizio che dura ininterrotto da vent’anni
(“discutiamo e abbiamo opinioni differenti, come
tutti gli esseri umani, ma proprio dal confronto
nascono le idee e le soluzioni migliori”). Non
riconoscono affinità elettive con alcun collega,
anche se Enya dice di amare la musica classica e di
aver ascoltato i Beatles in tenera età mentre Nicky
manifesta profonda ammirazione per le messe cantate
di Berlioz. E non hanno mai affrontato un pubblico
vero, in concerto, da quando si sono messi a
lavorare insieme: anche se, spiega ancora il signor
Ryan, “sono state le circostanze a volerlo. Dopo ‘Watermark’,
nel 1988, eravamo pronti ad andare on the road come
si usa in questi casi, ma il disco ebbe così tanto
successo che la casa discografica ci spinse subito
ad andare in studio per darvi un seguito. Ci abbiamo
fatto un altro pensierino, alle esibizioni dal vivo,
dopo ‘A day without rain’, ma poi siamo dovuti
volare in Nuova Zelanda sul set de ‘Il signore degli
Anelli’ e anche quell’occasione è sfumata. Sarebbe
bello, ma ci sono grosse difficoltà logistiche da
risolvere. Certo non ci interessa mettere sul palco
una band di quattro musicisti come ci aveva
suggerito tempo fa l’ex capo della Warner. Vorremmo
un coro e un’orchestra, la voce di Enya
completamente circondata dalla musica”.
L’ascolto in anteprima del disco, che esce in Italia
il 18 novembre, conferma l’apparente immutabilità
della loro griffe sonora, a dispetto delle
innovazioni in termini di linguaggio: niente testi
in gaelico, stavolta; piuttosto, a rafforzare
l’internazionalità del progetto, un brano cantato in
giapponese sulla traccia di un haiku del poeta
nipponico Basho e tre in una lingua inventata dalla
lunare e timidissima Roma e da lei battezzata Loxian,
diretta discendente dell’ “elfico” concepito per la
title track de ‘Il signore degli Anelli: La
compagnia dell’Anello” e magari imparentato anche
con le invenzioni fonetiche dei Sigur Ros.
“Servono”, spiega Enya, “a creare il contrappunto
più adatto alle melodie che io improvviso al
pianoforte e che stanno alla base di tutto il
processo di scrittura”. “Ma anche a sfruttare timbri
e inflessioni inedite nella sua voce che abbiamo
sempre trattato alla stregua di uno strumento
musicale”, aggiunge Nicky. “Anche il termine
‘Amarantine’ nasce da lì: identifica un tipo di
fiore che non appassisce mai e ci è sembrata una
metafora azzeccata per una canzone d’amore che
esprime un sentimento sempiterno. E poi è anche una
parola con un bel ritmo”. A chi li accusa di
ripetitività rispondono ineffabili che “anche il
rock&roll, in fondo, è sempre uguale a se stesso”.
Sembrano starsene rintanati in un iperuranio
intangibile dal mondo circostante, e invece hanno
messo in piedi una implacabile fabbrica di successi
che li sottopone gioco forza ad aspettative e
pressioni non indifferenti: bravi loro ad aver
trovato il modo di conviverci cogliendone i benefici
senza star troppo a dannarsi l’anima. Estranei a un
mondo votato al marketing, al glamour e all’immagine
(unica concessione lo sfarzo della presentazione e
l’abito rosso fiammante sfoggiato da Enya in tema
con le tonalità della copertina del disco), puntano
tutto sulla suggestione della musica: una musica
senza identità e provenienza geografica apparente,
che con intuito e furbizia mescola Irlanda ed
Estremo Oriente, folklore locale e world, leggende
celtiche e science fiction scombinando ogni
possibile parametro e punto di riferimento (“e
infatti”, osservano divertiti, “nei negozi nessuno
sa mai bene in che scaffali mettere i nostri
dischi”). Come “Il signore degli Anelli”, per
l’appunto, interpretano bene quel desiderio di fuga
dalla realtà, quella voglia di recuperare l’elemento
magico della vita che caratterizza quest’epoca di
stress, brutture e frenesie. La sensazione è che,
come i suoi predecessori, “Amarantine” farà il suo
dovere e si insinuerà ovunque: negli spot
pubblicitari e nei documentari televisivi, nelle
sale d’aspetto degli aeroporti e nei corridoi dei
supermercati. Ecco la vera musica per ambienti dei
nostri tempi: anche se le provocazioni e le
sottigliezze intellettuali di Brian Eno, qui, non
c’entrano niente.
Torna all'inizio
Pagina 1 - Pagina
2
|
|