Probabilmente, quando si ascolta un brano di Enya, il primo aggettivo che ci viene in mente è "particolare".Tutta la musica di Enya è particolare e lo è per molti motivi.
Si può partire dalle origini della sue composizioni. Enya mescola, infatti, la musica medioevale a quella sacra; la celtica alla new age.
Anche il modo di incidere è particolare. I cori che si sentono nelle sue canzoni, non esistono o meglio, sono eseguiti dalla stessa Enya che registra e sovrappone fino a cento voci. Il risultato è degno del miglior coro polifonico di canto gregoriano.
Il tappeto musicale è formato da archi, percussioni, sintetizzatori e pianoforte suonati tutti da Enya.
Il fatto di curare tutte le voci e di suonare tutti gli strumenti, è stato il motivo principale per cui, fino ad ora, non c'è ancora stata un'esecuzione dal vivo di Enya.
Particolare, infine, la lingua scelta per i testi, anche se sarebbe meglio dire le lingue. Infatti, la maggior parte dei brani è in inglese, ma in ogni album ci sono composizioni in gaelico irlandese e in latino.
Nell'album "The Celts" troviamo un brano in gaelico scozzese (Dan Y Dwr); in "The Memory Of Tress" abbiamo un brano in spagnolo (La Soñadora), mentre in "Paint the Sky with Stars", viene usato il francese per una frase del brano "Only If". In "Amarantine" canta addirittura in giapponese (Sumiregusa) e in un lingua immaginaria, il loxian (Less than a Pearl, The River Sings e Water Shows the Hidden Heart).
I testi, però, non sono scritti da Enya, ma da Roma Ryan, moglie di Nicky Ryan e amica di Enya.
Tutto questo, unito alla sua splendida voce da contralto, contribuisce a creare quelle atmosfere eteree e leggere che contraddistinguono i suoi brani.